Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/362

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studii economici sulle monete di milano 323

QUATTRINO — Per mille e più anni ha risuonato in Italia questa voce cominciata essendo con Carlo Magno, e finita col sistema decimale di Napoleone. Dapprima (803) questa moneta, che il tempo ha divorata, sembra aver avuto il valore di un quarto del denaro di fino argento in allora corrente, e che erosa in conseguenza ne fosse la composizione.

Alcune monetelle di basso impasto si hanno degli Arrighi, che forse sono la stessa frazione. Ma per toccare il vero ed effettivo quattrino bisogna portarsi al conte di Virtù, ed alla riforma sua monetaria del 1400, dove s’incontra per il valore di 4 denari, ossia di un terzo di soldo. Durante un secolo e mezzo dopo sino al dominio della Spagna più non si ode il quattrino fra noi. In opposizione alla sua etimologia esprimente 4 denari ricompare col nome promiscuo e più giusto di terlina o trillina nel 15471 diminuito di uno, ridotto vale a dire a tre, e per un tal valore fu mai sempre coniato, ed ebbe corso dalla metà che ho detto del secolo XVI ai primi anni del XIX. Sopra di che grandemente prese sbaglio il Carli, che lo asserì composto di 4 denari mentre ne scriveva nel 17572. Variata sommamente col trascorrere di tante generazioni ognuno può comprendere dover essere stata la sua entità. Erosa nella sua origine, da quanto è lecito d’argomentare, erosa certamente è la monetina del conte di Virtù ed ogni altra che se ne ha fino al 1603, nel qual anno fu stampata in rame schietto. Da quell’epoca memorabile negli annali della numismatica italiana un abuso il più grande fu commesso nella nostra zecca

  1. Argelati. T. III, parte 8, pag. 57, tav. XX.
  2. T. II, pag. 368, ediz. di Pisa, 1757.