Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/363

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324 giovanni mulazzani

che ne mandò in giro quantità prodigiose, che diminuivano di mano in mano di peso e in conseguenza di valore, su di che è da consultarsi il Carli che con patriottico zelo ne svelò gringanni del suo tempo1. In più larga scala, e se è lecito il dirlo, completamente noi abbiamo svolto l’argomento altrove, rimontare facendo le nostre indagini all’origine del disordine, che fu accennato, e lo faremo molto di più trattando in particolare dei re di Spagna e dell’imperatore Carlo VI, nonché di Maria Teresa.

QUINDESINO — Altra monetina è questa la quale rinviensi, come il Cinquino veduto di sopra, notata nell’editto sforzesco del 1465. Dal valore di 15 denari portato dalla sua etimologia vi si legge abbassato a 12 trasformato cioè nel soldo con certa tal quale approssimativa ragione rispetto ai riformati cinquini e soldi primitivi, avvegnaché forti di 12 gr. d’argento m regola del suo peso di 1 den. e titolo a 0,500.

SCUDO D’ORO — Altra moneta ahimè! d’origine forestiera, della quale ci dovremo occupare con rammarico, quando saremo al re Francesco I, che dalla Francia l’introdusse da noi a contaminare per via di nascosa frode l’antica onorevole vantaggiosa purità dell’oro italiano. Scudi d’oro vengono dopo dell’ultimo duca sforzesco, e del primo re di Spagna nonché di Carlo VI. Non essendomi concesso di poter con certezza offrire dei due primi gli elementi economici dirò, che il peso degli altri è di den. 2,17, il

  1. T. II. Quattrini di Firenze detti neri — pag. 18. 33 e segg. Pisani e Aretini — pag. 25. Lucchesi — pag. 56 e segg. Di Milano correnti confrontati col valore del filippo — pag. 465 e segg.