Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/367

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328 giovanni mulazzani

poco prima i miei giorni, udito a conteggiarla, ond’è che correva per tre danari frammista al quattrino.

SOLDO — Abbiamo già veduto essere il soldo nel sistema monetario, che ci regge da dodici secoli 1120 della lira e trattando non è guari del grosso, qualmente moneta immaginaria nella sua origine da Carlo Magno, pervenisse dopo cinque secoli e mezzo a farsi effettivo e sonante alla metà del 1200 colle gloriose, ricche ed avvedute repubbliche italiane di quella età. Soldi più o meno pesanti e buoni furono ognora dopo stampati, come ognuno sicuramente conosce dal fin qui detto, fino al 1673, in cui ne fu soppresso il conio1 per dar luogo esclusivamente agl’infiniti quattrini di puro rame. In questo ignobile metallo dopo un secolo ricomparvero i soldi nel 1777 e durarono tuttavia dal 1822, successi agli italiani del 1807. Una rassegna della prima specie qui cadendo inutile, farò cenno del peso e della bontà del primo e dell’ultimo. Il soldo repubblicano nostro antico chiamato terzarolo, che la metà era dell’imperiale, queste due sorta di monete avendo corso allora come farò conoscere in seguito, il soldo repubblicano, dico, antico era della forza di puri grani 36,160 in ragione di mischiati gr. 40 al titolo di 0,904 ed in conseguenza l’imperiale ne contava 72,320. Il soldino all’incontro spagnolo pure imperiale di niente più era grave che di gr. 2,962 per il suo peso di gr. 42,666 all’infimo impasto di 0,069443. Qual differenza mai dall’uno all’altro risulta da questo paragone, onde restare convinti sempre più dell’inconcusso teorema esposto dal Carli. Mi dispenso di versare sopra i soldi di rame attuali

  1. Argelati. T. III, all’appendice, pag. 54, in fine della tavola XVIII.