Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/135

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118 cronaca

giudizio, a proposito del Cinagli, di cui si dice: “L’opera più completa sulla numismatica pontificia. Dà la descrizione di n. 7697 monete, dal principio della zecca pontificia fino all’anno 1847.” E questo giudizio non accompagna la citazione del libro alla voce Roma, cioè al suo posto naturale, ma si trova invece nella parte seconda, dove il Cinagli è ripetuto fra le Opere numismatiche in genere, con quella noticina, forse perchè gli Autori avvertirono essi stessi l’inconveniente che quell’opera capitale avesse potuto, per la modestia del suo titolo, passare inosservata o rimanere quasi perduta frammezzo alle altre 120 pubblicazioni, di 92 autori diversi, citate sotto la zecca di Roma.

Giacché poi ci viene il destro incidentalmente di parlare di quell’elenco di Opere numismatiche in genere, ripetiamo anche per esso il desiderio che, abbandonato l’ordine alfabetico, i copiosi e svariati materiali di cui l’elenco si compone vengano divisi e raggruppati secondo la loro indole od affinità, come nel Répertoire sovraccennato, o disposti secondo l’importanza scientifica o l’ordine cronologico, come, in germe, nel Vade-Mecum del raccoglitore di monete italiane di Bazzi e Santoni, e già antecedentemente nell’Elenco delle zecche d’Italia dal Medio Evo insino a noi del Muoni.

Parlato così dell’ordinamento dei materiali nel libro, dobbiamo fare un appunto sul modo in cui le zecche ci vengono presentate. Gli Autori hanno fatto precedere per ognuna di esse, al rispettivo elenco bibliografico, un cenno storico, che comprende “brevi notizie relative specialmente alla storia monetaria, ai privilegi di zecca, ecc. Questi cenni storici” — dicono gli Autori — “non abbracciano solo l’epoca, in cui quella zecca ha lavorato, ma anche il periodo anteriore e posteriore a quella. Ciò facemmo anzitutto per dare in succinto la storia completa delle varie dominazioni succedutesi nelle diverse località; poi perchè si riscontrano qua e là nomi di principi o di governi autonomi, dei quali non si conoscono ancora monete, quantunque non sia improbabile