Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/295

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274 federico kenner

sportule e quelle che sono ricordate dalle raffigurazioni dei medaglioni è dunque evidente; se ne può quindi dedurre a buon diritto che, per l’imperatore, l’uso di distribuire monete in dono in occasione delle feste governative e della sua famiglia si basava sull’esempio delle sportule del patrono ai clienti, quantunque in seguito quell’uso abbia preso uno sviluppo diverso e sia stato sottoposto a regole fisse.

Infatti, gl’imperatori distribuivano tali piccoli donativi in danaro, ma ne accettavano anche. Augusto ne dava privatamente ai suoi amici, ed anzi coloro che li ricevevano scherzavano sul loro poco valore; ed alle persone più influenti toccavano doni minori che ad altre. Commodo introdusse una specie d’imposta a favore del suo tesoro depauperato dai giuochi, col pretendere che in Roma i senatori, le loro mogli ed i loro figli si presentassero per la salutatio al suo natalizio, e consegnassero due monete d’oro; ed i senatori di tutte le altre città contribuissero 5 denari. A Gallieno si fa rimprovero perchè Senatui sportulam sedens erogavit, mentre alle matrone, ch’egli aveva invitato nel suo consiglio, porgeva, all’atto che gli baciavano la mano, cinque monete d’oro sui nominis.

Un’altra sorta di donativi erano le strenne per diverse feste, specialmente per l’anno nuovo. Fra esse si notavano le lucerne fittili di capodanno, che raffiguravano un asse repubblicano colla testa di Giano, simbolo dell’età d’oro, ed un asse dell’Impero col simbolo della felicità (due mani con un caduceo). Anche su una tessera di cristallo dell’epoca di Commodo, che si riferisce alla stessa occasione, si vede una moneta.

A quest’uso presero parte gl’imperatori, ricevendo e contraccambiando doni di danaro in occasione della Salutatio.

Dapprincipio il Senato dedicava statue all’imperatore Augusto col danaro raccolto fra i senatori; più tardi i senatori gli offersero il danaro stesso, che Augusto (come racconta Dione Cassio) ricambiava ad essi e a “chiunque altro” in misura doppia; col danaro avuto egli faceva fare statue ad ornamento della città, Tiberio sulle prime