Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/326

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bibliografia 305

Salinas Antonino. — Ripostiglio siciliano di monete antiche di argento. Roma, Tip. della R. Accademia dei Lincei, 1888. — (In 4.° con tre tav. in fototipia. — Estratto dalle Notizie degli scavi).

Il ripostiglio che il ch. Direttore del Museo Nazionale di Palermo ci illustra in questa sua perspicua ed erudita relazione, è fra i più notevoli fin qui trovati in Sicilia, non per numero di monete, ma perchè vi campeggiano alcuni pezzi nuovi del tutto, insieme a molti rarissimi, e tutti in buona conservazione.

«Nel complesso» — scrive il Prof Salinas, — «ha la composizione solita dei ripostigli siciliani che stanno fra il quarto e il quinto secolo avanti Cristo, nei quali non mancano i tetradrammi di Reggio e le tozze civette ateniesi, e grandi quantità di didrammi dal tipo corinzio del pegaso. Qui è notevole questo: che essendo un deposito fatto nella parte occidentale dell’Isola, invece della quantità, soverchianto per solito, delle monete arcaiche e comunissimo di Siracusa abbiamo, e per nostra fortuna, le rare monete delle città di quella regione, come Segesta, Selinunte, e segnatemente, Erice e Mozia».

Così il Museo palermitano, che, per es., possedeva un esemplare delle rarissime quadrighe ericine, in questa occasione si è arricchito di quattro altri esemplari, talchè può dirsi che nessun’altra collezione di Europa possa ora vantare una serie simile.

Quanto alle monete di Mozia, costituiscono uno dei pregi principali del ripostiglio, per la rarità loro straordinaria, congiunte ad una grande bellezza di conservazione. Anche per questa serie si può dire che ormai nessuna collezione pubblica o private abbia un complesso di tetradrammi moziesi come il Museo di Palermo.

Sorvoleremo, in queste rapida rassegna, sulle altre monete di varie città siculo (sebbene ve ne siano molto notevoli per più d’un riguardo, come per es. i quattro decadrammi siracusani, uno dei quali, col nome di Eveneto, è di una freschezza di conservazione meravigliosa), por affretterei a registrare una importente scoperte del Comm. Salinas, quella del nome nuovo di un antico incisore, Evarchidas, nel rovescio di un bellissimo tetradramma, pure di Siracusa.

«Evarchida, come artista» — sono parole del relatore, — «prenderà posto quindi innanzi fra i sommi incisori greci di medaglie. Nella gara tenutasi nella zecca siracusana, di esprimere quadrighe con tanta varietà di atteggiamenti di cavalli e di auriga, egli ebbe il merito di affrontare una nuova difficoltà, rappresentando l’auriga non più di profilo ma quasi di faccia; difficoltà che Cimone ed Euclida vinsero nelle grandi teste di Pallade e di Aretusa, veri capilavori dell’arte antica, e solo il primo incontrò nella piccola figura