Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/327

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306 cronaca

dell’auriga nel rovescio della splendida medaglia con la testa di Aretusa.»

Accenneremo infine ad un tetradramma punico-siculo, che costituisce il pregio principale di tutto il ripostiglio, e ch’è addirittura un monumento unico per la storia delle arti e per la storia delle condizioni dei vari popoli abitanti la Sicilia antica.

Questo tetradramma ha tutte le apparenze di una moneta siracusana; inoltre sulla benda della testa femminile nel diritto, si veggono le traccio del nome dell’incisore Cimone, e nitidissima anzi la iniziale K; e ove il nome di Cimone mancasse, il lavoro di lui sarebbe rivelato dall’atteggiamento dell’auriga, che ricorda tanto uno dei rovesci della sua celebre medaglia con la testa in faccia di Aretusa.

Ma questo tetradramma, invece di recare il nome di Siracusa, presenta alcuni segni che per la loro disposizione e per la loro forma non possono essere avanzi di lettere greche, e richiamano involontariamente alcune lettere fenicie che si trovano in molte monete punico-sicule.

«Provato che qui abbiamo» — conchiude il Prof. Salinas, — «una moneta punica e un’opera segnata di un artista greco, ognun vede quali importanti corollari siano da cavare da questo fatto. Ohe artisti greci avessero prestato l’opera loro nell’incisione delle monete dei Fenici di Sicilia era cosa che ben poteva supporsi, come si suppose già: tanto il carattere ellenico si manifestava apertamente in alcune medaglie bellissime coniate a nome de’ Cartaginesi di Sicilia, e fomite di iscrizioni nella lor lingua, e tanto la vicinanza delle due schiatte rendeva plausibile il credere a questa collaborazione. Ma il fatto nuovo e notevolissimo è questo: che i Cartaginesi dediti ai commerci, ed usi a sfidar la morte con ardimentose navigazioni sol per sete di guadagno, in questo suolo gentile di Sicilia, ponendo stanza in un santuario dell’arte ellenica, sentissero i nobili entusiasmi dell’arte e nutrissero l’orgoglio di avere incisi i loro coni da Cimone, dal valentissimo artista che allora lavorava per Siracusa e per altre zecche siciliane.

«In questo riconoscimento della supremazia ellenica sta un tratto che onora non meno i Greci che i Cartaginesi stessi; e l’aver permesso che Cimone scrivesse il suo nome, prova come anche i barbari accettassero l’usanza allora prevalente nelle città greche, di tollerare che il nome d’un privato fosse segnato, più o meno palesamento, su monumenti pubblici.»