Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/303

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286 camillo brambilla

accadde pur di trovare annunciato alcuno di quei tremissi, se non colla franca dichiarazione di conio moderno, con quella abbastanza significante di dubbio1.

Poiché ho segnalati i tremissi stellati di re Desiderio fra le monete più rare che ci siano pervenute per l’epoca in cui signoreggiava fra noi la nazione dei longobardi, accennerò esser mio avviso, che quella somma rarità sia da ascriversi agli avvenimenti gravissimi, ohe debbono aver preceduta ed accompagnata la catastrofe con cui i franchi posero termine alla signoria dei longobardi percorrendo e saccheggiando ogni luogo del loro dominio, e tenendo assediata Pavia per ben otto mesi, dalla quale città, con Desiderio fatto prigione, venne tolto e predato il regio tesoro distribuendolo fra le truppe vincitrici. Già scarso il denaro fra la popolazione per le condizioni dei tempi, e sempre peregrine le monete auree battute nella zecca regia, giacché agli ordinari bisogni del paese in tempi appena tranquilli provvedeva la moneta bizantina della quale, particolarmente per quella di rame, è ovvio il trovare non meschini ripostigli, i pochi tremissi locali in qualsiasi modo venuti in mano ai soldati del re franco, saranno stati avidamente presi e via trasportati a trofeo e ricordo della spedizione felicemente compiuta, perdendosene fra noi quasi ogni traccia.

Per tutte le fatte considerazioni io trovai sempre più interessante e prezioso il tremisse di cui ragiono, e mi sentivo animosamente confermato nel proposito di pur giungere a formulare riguardo alla città, che vi si volle commemorata, un concetto che avesse base ragionevole, e consistenza di attendibilità. Dopo varie ipotesi più presto svanite che non proposte, tornatami vana ogni possibile applicazione del SIDRIO a luogo qualsiasi fra quelli soggetti notoriamente al dominio dei longobardi, io pensai portare la mia speciale e minuta attenzione alle città, che i longobardi, e massime

  1. Veggasi il catalogo della collezione Taggiasco. Roma, 1887 ai N. 974 e 975.