Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/147

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il tesoro di andros 131

monetarie, può darsi che gli autori avessero in società un solo agente, che si occupasse di smerciare colà i loro vari prodotti, o che qualche banchiere speculatore li acquistasse direttamente alle singole zecche e li spendesse poi nel Levante per proprio conto. Ciò che intanto possiamo dedurre dall’esame del ripostiglio, si è che molto probabilmente tutti questi luigini, (eccettuato solo quello di Dombes, descritto al n. 1), stante la loro bella conservazione e la loro provenienza, sono stati coniati in officine italiane; di tre o quattro soli di questi non si potrebbe per ora fare alcuna congettura sulla zecca che li produsse; ma non è improbabile che con ulteriori studi e colla scoperta di nuovi documenti si possa in seguito giungere a stabilirla.

Veniamo ora alla descrizione dei vari tipi da me trovati nel ripostiglio. Di tutti i luigini descritti e che possiedo in doppio esemplare, ho fatto eseguire l’assaggio del titolo, per sapere fino a qual punto i contraffattori della moneta di Dombes hanno abusato della pubblica fiducia, e vedremo la differenza che passa fra la moneta di Anna Maria Luisa di Borbone e le sue imitazioni. — Questo assaggio del titolo proverà inoltre che vari luigini anonimi da taluni attribuiti alla stessa principessa di Dombes, non possono appartenerle, tanto la bontà dell’argento si allontana da quella dei luigini che portano il suo nome.

Della maggior parte delle monete descritte io ho potuto esaminare vari esemplari; posso quindi darne una descrizione esatta, notando alcune lettere e simboli sfuggiti alla maggior parte degli autori che descrissero questi luigini, probabilmente avendo sott’occhio un solo esemplare, talvolta anche sconservato. Verrò quindi di mano in mano segnando i luigini inediti o varianti da quelli pubblicati.