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le novità degli scavi di roma nel 1890 297


MEDAGLIONCINO DI BRONZO.


5. Dopo Coh. 386.

D/M ANTONINVS AVG ARMENIACVS P M
Busto a destra col paludamento e la corazza. Testa nuda.
R/TR P XIX IMP II COS III

Minerva Medica galeata seduta a sinistra e appoggiata col gomito sinistro alla spalliera della sedia, in atto d’offrire un pomo al serpente d’Igea, attorcigliato intorno ad un albero. Dietro a lei uno scudo veduto dal rovescio, e sopra questo una civetta. (Anno 165 d. C.).

Diam. mill. 28. Peso gr. 16.00.

(Tav. XVI, n. 5).


Sotto il lungo e felice regno di M. Aurelio la salute pubblica fu parecchie volte funestata da epidemie,

    in quest’arte, aveva bandito la promessa di sposare sua figlia Jole a chi avesse vinto in tale esercizio. Ercole si presenta campione e vince; ma Eurito rifiuta di mantenere la promessa, ricusando di accordare la figliola a chi aveva ucciso i suoi propri figli. Ifito, figlio d’Eurito, cerca invano di persuadere il padre. Poco dopo avviene che alcuni bovi di Eurito vengono rapiti, ed Ercole viene sospettato come il rapitore. Ifito si fa di nuovo a difendere Ercole e gli offre anzi il suo aiuto per andare in traccia dei bovi scomparsi. Ercole accetta; ma, giunti alla città di Tirio, in un accesso di cieco furore, getta l’amico dalle mura e lo stende morto. In seguito alla quale nequizia — perché la vita d’Ercole, per quanto eroe e semidio, è un seguito di prodezze e di nequizie — Ercole è colpito da una gravissima malattia. Si reca a Delfo e interpella Pitia per avere un rimedio a tanto male; ma Apollo rifiuta il suo oracolo. Il prepotente Alcide si azzuffa con Apollo e la lotta non cessa se non per l’intervento di Giove in persona. Apollo allora accorda l’oracolo, prescrivendo che Ercole per ottenere la guarigione debba vendersi e servire per tre anni, offrendo il suo salario ad Eurito in espiazione dell’uccisione d’Ifito. Ercole si vende dunque a Onfale regina di Lidia e vedova di Tmolo, e sta per tre anni nella effeminata reggia, filando lana ed eseguendo ogni sorta di lavori femminili per riscattare la propria salute. Aggiunge anzi la leggenda che fosse obbligato ad indossare gli indumenti femminili, mentre Onfale portava essa stessa la clava e si ornava della pelle del leone. In tale acconciatura ce la rappresentano parecchi monumenti e le monete di Sardi.