Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/479

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appunti di numismatica romana 421

È curioso il numero delle inesattezze che accompagnarono la creazione di questa moneta e nelle successive citazioni; e, quantunque la moneta sia per sé stessa di ben poca importanza e nessuna influenza possa avere l’esistenza o la non esistenza di essa per la numismatica di questo periodo già così ricca di monumenti, è bene tesserne la storia come esempio, dacché lo stesso caso è avvenuto per monete d’altra importanza, la cui supposta esistenza portava seco un errore storico.

Riccio da principio cita la moneta come un denaro (e dunque non ha dimenticato di indicarne il metallo) appartenente alla sua collezione; del che è lecito dubitare, come di tutto ciò che riposa sull’unica asserzione di un autore poco attendibile, senza però che vi sia alcun motivo intrinseco per un rifiuto assoluto. Lo stesso Riccio poi aggiunge l’aureo identico al denaro come appartenente al Museo di Milano; e questo è contrario al vero, nel Gabinetto di Brera non esistendo ora e non essendo mai esistito tale aureo1.

Segue il Cohen, il quale alla descrizione della stessa moneta aggiunge: OR? AR? (Eckhel, du Musée de Vienne, Riccio, du Musée de Milan). Ora è ben vero che Eckhel a pag. 80 Vol. VI, della sua Doctrina Numorum veterum, dopo aver descritto l’aureo (Bab. 103) e il denaro (che manca a Cohen e a Babelon) Caesar eques citatu cursu d. elata, aggiunge: Alius (typus) Caesar equo lente gradiente vectus AV (Mus. Caes), il quale sarebbe precisamente e chiaramente l’aureo dato dal Riccio come appartenente al Museo di Milano; ma

  1. Probabilmente le citazioni del Riccio furono fatte a memoria dopo aver esaminate le collezioni, e nel caso presente avvenne una confusione coll’aureo somigliante, descritto al N. 103 del Babelon, il quale realmente esiste nel Gabinetto di Brera.