Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/481

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appunti di numismatica romana 423

Ecco le parole con cui Babelon presenta la moneta e il relativo magistrato monetario:

Q. PLAETORIUS

monétaire vers 619 (135 av. C.)


«Ce monétaire n’est connu que par un Semis conservé dans la Collection Trivulzio à Milan, et publié par Riccio pour la première fois. Il a été reproduit par Cohen et Mommsen sans que son authenticité ait été suspectée par ces savants.
Q. Plaetorius serait le seul membre de sa famille ayant porté le prénom de Quintus ; il pouvait être le fils de C. Plaetorius... enfin il aurait battu monnaie vers l’an 619 environ. Nous pensons qu’il s’agit, en réalité, d’un Semis de Q. Caecilius Metellus (Caecilia 22) ou d’un Semis d’Opeimius (Opimia 2) sur lequel la légende aura été légèrement retouchée ou mal lue par Riccio.»


Or bene il Semisse in questione non esiste né genuino né ritoccato nella collezione Trivulzio, la quale è perfettamente intatta quale era al momento in cui può averla visitata il Riccio ; e non solo non vi esiste materialmente la moneta, ma neppure è fatta menzione di alcuna moneta di bronzo appartenente alla famiglia Plaetoria nel vecchio Catalogo manoscritto della Collezione stessa. Il signor Riccio, cosi poco preciso sempre, ebbe questa volta una vera allucinazione e attribuì alla collezione Trivulzio una moneta o non vista mai oppure vista o creduta di vedere altrove. Non rimane che radiare la moneta e togliere il nome di Q. Pletorio, il quale cade naturalmente con essa, dalla serie dei magistrati monetarii dell’epoca repubblicana.