Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/415

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366 emilio motta
tibile et honesta. Alla S. V. humilemente mi raccomando pregando Dio, a quella, felicità conservi. Dat. Florentie die xviij februarj 1451.

vostro humile servidore

Paulo da Castagniola con recomendatione



A tergo:

«Ill.mo Principi et excell.mo domino domino Francischo Fortie Vicecomitj ducj mediolani etc. papié anglerieque corniti ac cremone domino.»

160. — 1451, novembre 11. Parma. — Missiva ducale al doge di Genova perchè voglia revocare il bando promulgato contro le monete milanesi [Missive, n. 5, fol. 312 t. — Giornale Ligustico, giugno 1887, p. 227].

«..... avisati comò la 111. Sig. V. ha facto bandire et proclamare novamente in la Cita de Zenoa, che non se possano spendere né usare altre monete che monete zenoese, del che havimo preso uno puoco de admiracione che la prefata Sig. V. habbia facto fare questo bando così generale. Et questo dicimo per le monete nostre le quali sono bone et juste de peso, et de argento et per li tempi passati sempre sonò state spese, per quanto debitamente vagliano, etiam per li merchadanti nostri quali pratichano a Zenoa et fano condure di qua in là, et de là in qua le merchancie loro. Sentendo essi che in Zenoa non se possano spender altre monete che le zenoese, restarano de fare le merchancie sue, perchè de qua non se trovano tante monete zenovese che possano supplire et bastare per le cento parte loro di trafighi che fano lì, perchè ne seguiria grande danno et detrimento ale intrate nostre et anche ale vostre, comò pò chiaramente la S. V. cognoscere et tocare cum mano. Et pertanto preghamo la 111. S. V. voglia fare revocare questo bando per respecto de le monete nostre.»

161. – 1451, dicembre 2, Cremona. — Lettera ducale al Consiglio segreto, a proposito della moneta falsificata e di quella cattiva fabbricata a Pavia [Missive n. 5, fol. 310 t.].

«Inteso quanto ne haveti scripto della moneta quale è stata alquanto falsificata, per il che ne saria per succedere grandissimo detrimento et danno ala camera nostra; et della provisione havete facto in far tagliare dicta moneta per non lassarla