Pagina:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu/355

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contributo alla storia della moneta romana 341

biamo ricordare che egli, appena salito al trono, nell’anno 41 d. C, restituit pondus nummorum, come provano i piccoli bronzi suoi, più volte finora citati; e ci dobbiamo ricordare ancora che questo suo tentativo andò in gran parte fallito, per la debolezza del suo carattere, non ostante avesse fermezza di propositi. I suoi sesterzii e dupondii dell’anno 41 e del 42 d. C. sono abbastanza buoni per la lega e pel peso, ma poi decaddero sì per l’una come per l’altro, fino a diventare stranamente rozzi e di peso scadente. Or bene questa decadenza della monetazione ci spiega la contromarca di Claudio. Negli ultimi anni del suo impero egli ordinò che si facesse una revisione dei bronzi e si segnassero con una contromarca i sesterzii (giacché di dupondii e molto meno di assi con contromarca io non ne conosco) coniati al suo tempo, che forse il popolo romano si rifiutava di accettare negli scambi quotidiani.

La contromarca di Claudio non ha lo stesso significato di quelle d’Augusto e di Tiberio; ma essa non è la sola che gli appartenga; un’altra, forse più frequente ancora, è quella che si legge PRO o PROB. Il Borghesi la interpretò felicemente per " probavit „, ma ebbe il torto di confonderla con le contromarche di Augusto e Tiberio. II Mancini l’attribuisce a Nerone, per analogia dell’altra contromarca NCAPR. Il nostro Medagliere ci offre, a vero dire, un materiale abbondante per istudiare le contromarche di Claudio; per la qual cosa, esaminando con attenzione la sigla PRO o PROB, ho notato:

a) che essa per tecnica e grandezza somiglia moltissimo all’altra TI . AV.,

b) che trovasi solamente sulle monete di Claudio.

e ne traggo la conseguenza che non può appartenere