Pagina:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu/68

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66 ercole gnecchi

Delfino Tizzoni (1583-98). Questi infatti, a preferenza del suo antecessore Agostino, e del suo successore Antonio Maria, che imitarono monete d’altri Stati, pare avesse preso a modello delle sue monete quelle di Enrico III di Francia, di cui imitò spudoratamente, mettendovi anche il suo nome, il gros de Nesle, il douzain, il doppio tornese, il Hard au Saint-Esprit, il Hard au daupinn, ecc. ecc.

In tutta la serie delle monete di Desana non ne trovo alcuna che corrisponda al peso della mia. Nelle convenzioni stipulate tra il Conte Delfino Tizzoni e il suo zecchiere, si parla spesso di talleri a 10 per marco e da once 4 a once 5,12 per libbra. — Su questa base la mia moneta dovrebbe essere un mezzo tallero. Il peso di gr. 12,200 vi corrisponde. Il titolo però appare visibilmente assai inferiore, nonché a quella del franco francese, col quale si voleva confonderla, ma anche a quello che era stato convenuto pei talleri.

" Questa immensa quantità e grande varietà di monete false — dice il Promis — come dai documenti risulta, sempre si lavoravano per conto di mercanti che in contrabbando le portavano in diversi Stati, le monete dei quali facevano contraffare1„. Così uno di questi agenti portava a Vienna i talleri fatti ad imitazione di quelli imperiali; altri portavano a Piacenza, a Parma, a Modena, le parpagliole ed i sesini imitati da monete di quelle zecche. Così pure ci consta che " certi mercanti francesi prendevano per smerciare in quel regno, assicurati dal maestro sino al Finale sul mare ligustico, le varie specie basse che si contraffacevano a quelle di Enrico III2.


  1. Op. cit., pag. 41.
  2. Promis, Op. cit., pag. 41.