Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/351

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
338 nicolò papadopoli

genda, due oggetti posti in croce nel modo che gli italiani chiamano di S. Andrea o decussati ed i francesi en sautoir. Questi oggetti potrebbero essere due cucchiai, due remi, ovvero una tenaglia aperta od altro ancora, e lo stesso Promis1 aveva notato tale segno, che egli chiama semplicemente croce di S. Andrea, sulle monete di Amedeo principe di Acaia, a cui si devono attribuire questi due pezzi.

Uguale segno si osserva in alcune monete di Amedeo VIII, fabbricate prima che assumesse il titolo di duca di Savoia, e fu oggetto di discussione, specialmente fra i numismatici d’oltre alpe, per conoscere a quale maestro potesse essere attribuito. Senza entrare nel merito della questione, credo utile di richiamare l’attenzione degli studiosi sul fatto che lo stesso segno fu usato anche in Piemonte, tenendo conto che due zecchieri distinti possono avere adoperato lo stesso segno in paesi diversi, e che nelle monete di Amedeo VIII di Savoia esso è posto sempre chiaramente come marca di zecca, mentre in quella di Amedeo di Acaia talvolta sostituisce la crocetta, come ho detto pocanzi, e talvolta invece è posto in principio, a mezzo, od in fine della leggenda, come si conviene al contrassegno di un maestro di zecca.




MESSERANO E CREVACUORE.


Le piccole zecche del Piemonte interessano lo studioso e dilettano il raccoglitore, perchè l’indole loro le rende feconde di sorprese e di novità. I

  1. Promis, Op. cit. Vol. I, p. 368.