Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/216

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208 carlo kunz

lasciò indeterminato l’oggetto simulante una S coricata che osservasi sovra uno di tali pezzi, siami lecito notare essere quello un nastro o cartello colle estremità attortigliate in senso opposto, che per tale si manifesta sul nostro perfetto esemplare.

Fra le monete della stirpe paleologa che con più certezza si possono assegnare alla zecca di Casale, vogliono essere ricordati un bel esemplare del cornabò di Bonifacio II, ed un cavallotto di Gian Giorgio, alle quali può aggiungersi il rolabasso col cervo accosciato, improntato del nome dell’imperatore Carlo V, tutti pezzi di qualche pregio.

Delle monete uscite dalla stessa zecca, mentre il Marchesato ubbidiva ai Gonzaghi signori di Mantova, sarà detto più avanti.


Ivrea.


Codesta sede dei celebri marchesi che diedero all’Italia tre re, non vanta finora che due sole monete inscritte del suo nome e di quello d’un imperatore Federico, verosimilmente il secondo, in omaggio, sembra, di privilegio concessole, ma battute nei primi anni del secolo XIV, in uno dei brevi intervalli di sua indipendenza. In tanta penuria il gabinetto Bottacin è pago di possedere il grosso tirolino e fa assegnamento sul tempo, ch’è galantuomo pel più raro piccolo imperiale.


Cortemiglia.


Di questo già feudo dei marchesi del Carretto, i quali piuttosto per arbitrio che per concessione vi batterono moneta nel principio del secolo XIV, cessando ben presto in forza di divieti dell’imperatore Enrico VII, evvi pure un grosso tirolino, quello di Manfredo II, prezioso non meno di tutte le altre monete improntate del nome di quei marchesi.


Aosta.


Che i Salassi che ne popolavano la vallata vi abbiano avuta propria moneta è opinione che s’accostò alla certezza