Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/470

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446 francesco malaguzzi

In quest’anno, come narra la cronaca Bolognetti: " messer Ubaldo Sordo fu podestà di Bologna et in quale anno li Bolognixi comenzano a batere la moneda grossa d’argento „ non bastando più ai commerci la moneta minuta battuta fino allora. La notizia è confermata dal Ghirardacci e da tutti gli storici bolognesi, che però non riuscirono, (come non vi riuscimmo noi) a trovar notizie precise sul titolo e sul peso di questa moneta grossa. Se però crediamo al Zanetti e alle esperienze da lui fatte, i bolognini grossi di quel tempo avrebbero pesato circa 32 grani: siccome 240 erano i denari in una libbra, abbiamo 7680 grani ossia troviamo rinnovata in Bologna quella perfetta rispondenza fra la unità ponderale ed il peso monetario che Carlomagno aveva, ai suoi tempi, sapientemente instaurata e che s’era smarrita nelle età successive. Quanto al titolo, Zanetti riferisce da un codice Magliabecchiano la notizia che nel periodo 1250-1254 " la libbra di bolognini tiene oncie d’argento X1. „

Dal che il prof. Salvioni citato deduce che, se tutte queste induzioni sono esatte, si può ancora affermare che il terzo sistema monetario, che secondo le fonti del Savigny, data dal 1269, dovrebbe riportarsi al 1236. Infatti se i bolognini grossi d’argento si coniavano con dieci oncie di fino e ne andavano 240 per libbra, avremo oncie 10 = 6400 grani, da cui 6400/240 = 26 2/3 grani d’argento puro per ogni bolognino grosso, che rappresenta appunto il peso, come vedremo, prefisso ad esso bolognino nel 1269.

Anche su questo terzo sistema, ci convien seguire la dotta guida del Salvioni che ha trattato abbon-

  1. Salvioni, Op. cit.