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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/483

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la zecca di bologna 459

tempo è piena di lotte intestine e vicende tristi. Sollevazione della plebe a mo’ dei Ciompi (11 maggio 1411), deposizione dei magistrati e distruzione della fortezza di Galliera, rivincita e ritorno dei nobili, ricaduta la città sotto i pontefici (14 agosto 1412). Nuove rivolte poco dopo ed elezione della città a repubblica, con a capo Antongaleazzo di Giovanni Bentivoglio (1420): rinacquero le vecchie fazioni sotto i nomi di bentivolesca e cannesca. Finalmente la città ricadde sotto la chiesa, governata allora da Martino V (Colonna 1417-1431). Del 2 ottobre 1412 ci rimangono i capitoli relativi agli ufficiali deputati al cumulo delle monete dal Comune, approvati dal luogotenente del Legato[1]. Al breve periodo di libertà appartengono probabimente alcuni bolognini d’argento, senza alcun segno di signoria, che descriveremo a suo luogo. Ai primi anni del governo di Martino V vanno ascritte invece le monete d’argento col motto BONONIA MATER STVDIORVM e le chiavi decussate poste fra una colonna coronata e un leoncino, pubblicate dal Bellini.

Eugenio IV (Condulmiero, 1431-1447) nel periodo in cui tenne Bologna battè monete d’oro, d’argento e di mistura: le prime fatte a mò di zecchini di Roma, le seconde, i grossoni, con S. Pietro e S. Paolo ben note. Di queste coniazioni rimangono esemplari e memoria in un bando[2] e i nomi dei

  1. Comunale, Libro Fantaccini, c. 66 e 67.
  2. " Per parte del Reverendissimo in Cristo padre e signore Monsignore misser Daniel per la Dio gratia Vescovo di Concordia, Governadore de la cita contado e distretto di Bologna per la Santa Romana ghiesia e per lo Santissimo in Cristo padre e signor nostro Misser Eugenio per la divina providentia papa IV. Se fa noto e manifesto a tutte e zaschune persone che novamente se batte per ly condusedurj de la Cecha de Bologna Monede de Ariento a la liga de Bologna ly quali se chiamaran grosoni de papa ly quali hano da una parte la yma-