Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/526

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502 giuseppe ruggero

l’esistenza di altro esemplare con SAN · ANTONIVS che infirmava l’ipotesi dell’attribuzione a Piacenza, finiva coll’invocare un ammaestramento su tale proposito.

Comincierò dall’accentuar meglio la conclusione del Kunz, dicendo: che l’ipotesi accennata, già infirmata dalle parvenze del busto, vien distrutta totalmente da questo esemplare con SAN · ANTONIVS. La zecca Piacentina non ha mai improntato questo Santo sulle sue monete, ne ha mai contraffatto moneta altrui.

Non intendo risolvere la questione mancandoci gli elementi di prova. Ma non rinunzio a formulare una ipotesi che lascio alla discrezione del lettore fino a prova in contrario. Ma questi problemi numismatici non avranno mai una soluzione, se manchino i Kunz che li propongano, e gli altri che comincino a studiarli.

Le due iniziali furono il punto di partenza per il ragionamento, semplice di molto, ma non saprei se egualmente convincente. Volendo considerarle come iniziali del nome del Santo, si avrebbe una ripetizione. Se si trattasse di moneta la cui origine fosse designata da una leggenda o da altri caratteri, questa ripetizione costituirebbe solamente un pleonasmo. Ma in questa nostra dove mancano assolutamente leggenda e caratteri relativi alla zecca, questa ripetizione mi pare veramente fuor di luogo e perciò inammessibile. In massima, gli autori di contraffazioni hanno sempre lasciato sulla moneta, qualche traccia più o meno larvata relativa alla zecca. Ecco dunque i motivi per cui le due iniziali dovevano, secondo me, tener la chiave dell’enigma, e mi fermai alla zecca dei Correggeschi leggendovi Sirus Austriacus; pronto, beninteso, a fare onorevole ammenda in caso di prova contraria.

Gli altri caratteri della moneta, non presenterebbero incompatibilità. L’aquila bicipite è quasi l’u-