Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/83

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miscellanea numismatica 79

altra, ma il numero di esse resterà sempre estremamente limitato, ed il possesso anche di una sola formerà ognora bel ornamento di qualunque più insigne raccolta. Le ragioni di cotale rarità sono facili a comprendere: fatte per uso esclusivo del piccolo territorio cremasco, il quantitativo di esse sarà stato assai limitato, e le ragioni politiche ed economiche dei governi succeduti a quello del Benzone, le avranno ben presto fatte sparire dalla circolazione.

Da documenti e statuti del principio del secolo decimoquinto apparisce che la moneta allora in uso era la lira imperiale, il cui rapporto non è agevole determinare, perchè aveva un corso nominale vario; ma essendo stata Crema per molti anni soggetta ai duchi di Milano, è verosimile che le monete del Benzone siano state lavorate alla legge di quella città.


    non permise ad essi di dargli quella più precisa attribuzione ch’ebbe dall’illustre signor Comm. Lopez, il quale, colla massima probabilità, affermalo battuto nell’anno 1341, allorché Parma festeggiò la sua liberazione dalla tirannia di Mastino della Scala, per opera dei Signori Correggeschi. Ed infatti, lo scudetto che vedesi al rovescio dopo i tre punti, nei rarissimi esemplari di tale moneta, apparisce caricato di una fascia, ch’è appunto l’arme dei signori da Correggio. Nella contraffazione in discorso vedesi invece, al luogo di quella armetta, una bella scala a pinoli, supina!
         5. Grosso di Cortona, analogo a quello recato dal Muratori, imitante i grossi di Siena della prima epoca, che forse non esiste nemmeno autentico, se, come parmi, ad esso si riferisce quanto scrive lo Zanetti nel Tomo IV, pag. 521. Il falsatore, prendendo norma dal disegno del Muratori, aggiunse al suo conio una crocetta fra due stellette, al principio delle leggende, da ciascun lato.
         6. Denaro piccolo di Massa di Maremma, consimile a quello fatto conoscere dall’ill. sig. Comm. Promis nella Rivista di Numismatica.
         7. Zecchino di Piombino del principe Gian Battista Ludovisi.
         8. Bolognino d’Orvieto, col nome di Papa Martino V, che sembra inventato di pianta.
         9. Quattrino di Astorgio Manfredi signore di Faenza, fatto dietro il disegno datoci dal Zanetti. Tomo II, tav. VII, n. 1, facilmente conoscibile da ciò, che, invece di favent d’, ha favenie.
         10. Bolognino di Tagliacozzo, d’infelice esecuzione e di peso eccedente.