Pagina:Rubagotti-bovio-giordanobruno.djvu/18

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il giovane domenicano leggeva ed imparava senza ristar mai.

Platone, Aristotile, Pitagora, gli scolastici più rinomati, gli diventano famigliari, nè sfuggono all’attenzione sua i pensatori notevoli dei tempi a lui prossimi.

Nicolò di Cusa, Raimondo Lullo, Copernico, sono i tre scrittori intorno ai quali si aggirano principalmente i suoi studi ed hanno un’influenza decisiva sulle sue dottrine.

Assetato di novità e di scoperte, la mistica filosofia di Raimondo Lullo lo entusiasma; da Nicolò di Cusa attinge i germi di quel razionalismo che traluce e si afferma in tutte le opere sue; saluta in Copernico il nuovo Colombo, che ha ritrovato il modo di montare al cielo, di abbattere le fantastiche muraglie delle sfere, di sprigionare la nostra ragione dai non meno fantastici mobili e motori, che la filosofia volgare ha inventato.

Tutto egli cerca di indagare, così che nella sua vasta mente prendono posto e si maturano le più ardite cognizioni filosofiche, metafisiche, astronomiche e matematiche.

Questo gigante del pensiero doveva, indi a poco, divenire il precursore dell’odierna filosofia; da lui Galileo derivò parecchie delle sue più evidenti dimostrazioni delle dottrine copernicane, Cartesio e Spinosa, una gran parte del loro sistema, Bayle, la teoria delle comete, Fontanelle lo imitò nell’opera sulla pluralità dei mondi, Hegel, Schelling ed altri ed altri molti, attinsero larga mèsse, dei loro principi, dalle opere del Domenicano di Nola.