Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1859, V-VI.djvu/386

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ATTO QUINTO 377


Butt. Mostrerò a Vostra Grazia il più strano spettacolo.....

Enr. Quale è esso, Butts?

Butt. Mirate; Vostra Altezza ne avrà veduti di simili molte volte.

Enr, Pel Cielo, ma che cosa?

Butt. Guardate là in fondo, milord, e vedete in qual conto si tiene Sua Grazia l’arcivescovo di Canterbury, che è lasciato fuor della porta fra i lacchè e i domestici.

Enr. Ah è egli veramente! Oh così si onorano gli uni cogli altri? A meraviglia; ma vi è qualcuno al di sopra di loro tutti. Avrei ceduto si rispettassero abbastanza per non permettere che un uomo del suo grado, e tanto innanzi nella nostra grazia dovesse starsene in un’anticamera aspettando il piacere delle loro signorie come l’infimo degli schiavi. Per Santa Maria, Butts, quest’è una infamia: lasciamoli soli, e tiriam la cortina: ne udiremo di più fra poco. (escono)

(La Camera del Consiglio. Entrano il lord Cancelliere, il duca di Suffolk, il conte di Surrey, il lord Ciambellano, Gardiner e Cromwell. Il cancelliere va ad assidersi alla estremità superiore della tavola alla sinistra; e un seggio rimane vuoto ed disopra di lui destinato all’arcivescovo di Canterbury. Gli altri si assidono per ordine nei diversi posti. Cromwell sta dalla parte posteriore della tavola come segretario)

Con. Segretario, annunciate i motivi che tengono radunato il Consiglio.

Crom. Col piacere di Vostra Signoria, la causa principale è quella che concerne Sua Grazia l’arcivescovo di Canterbury.

Gar. Ha egli avuto conoscenza di ciò?

Crom. Sì.

Nor. Chi sta alle porte?

Usc. Dite nell’altra camera?

Gar. Sì.

Usc. Milord l’arcivescovo; è mezz’ora che aspetta.

Can. Entri.

Usc. Vostra Grazia ora può entrare.

(Cranmer entra, e si avvicina alla tavola del Consiglio)

Can. Mio buon lord arcivescovo, io son molto tristo di sedere in questo Consiglio, vedendo il vostro seggio vacante. Ma siam tutti uomini fragili per natura, e finchè questa carne mortale ne riveste, pochi sono angeli. È per una conseguenza di tale fragilità e per difetto di saviezza che voi, che eravate fatto per darci