Pagina:S. Benedetto al Parlamento nazionale (Tosti).djvu/29

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prendete: ma non toccate al sagramento della nostra fede monastica. È troppo cara ai nostri cuori, è troppo cara alla nostra Italia. Questa è cattolica, e non protestante: nella via che essa viaggia per la città di Dio, vuol trovare uomini, che parlino con Dio; la solitudine le farebbe paura. Questa patria di Dante e di Raffaello innamorata di Dio, che discese per la via delle sensibili bellezze del firmamento, della terra e del mare, a creare l’uomo, per questa via vuole ascendere a lui; vuole l’arte della religione, vuole il culto. In questo è la sua personalità nazionale, per questo ha potuto la seconda volta incivilire il mondo.

Povera Italia! quanto ha patito per conquistare sè stessa! Oh che sangue, che lividore nelle sue membra! Quante donne in gramaglia, quanti orfani che tapinano! Voi attutirete gli stimoli della loro fame; ma con quali farmachi sanerete le piaghe che sanguinano a mezzo del cuore? La terra le ha aperte; ma il cielo solo le sana. Lasciate un rifugio all’Italia vedovata per carceri, per esigli, per guerre, di tanti figli; lasciatele posare il capo nel seno delle nostre salmodie. Con questi canti noi la cullammo fanciulla. L’uomo d’armi, l’uomo del lavoro, l’uomo dei negozî, tutti hanno cittadinanza nella vostra compagnia; possibile, che il solo uomo della preghiera sia forastiero nella terra de’ Cattolici? Lasciateci salmeggiare, perchè la preghiera è il vincolo del nostro sodalizio e della nostra fatica: è il nostro mestiere. Per lei siamo monaci, per lei saremo sempre con voi, per lei S. Benedetto vuole starsene con la sua Italia.

Se benigni finora sorrisero i cieli alla virtù delle no-