Pagina:Saggio di racconti.djvu/110

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102 racconto undecimo

umori che da esse derivano, inducevano i più timidi a cedere alla loro autorità, e adescavano i malvagi con la partecipazione del potere e del guadagno. Ma i cittadini più onesti non potevano sopportare le usurpazioni, le parzialità e il sovvertimento del governo repubblicano; e la famiglia dei Medici era già stata cacciata due volte dalla sua patria. La prima volta fu cacciato Cosimo con parte della sua setta l’anno 1433, e stato un anno in esilio, fu richiamato, e ritornò l’anno 14341. La seconda fu cacciato Piero suo bisnipote coi fratelli e il figliuolo l’anno 1494; ma dopo 18 anni che stettero fuorusciti, furono nel 1512 rimessi in Firenze, meno per volere del popolo, che per appoggio degli stranieri; e si studiarono di governare con più ardimento che mai. Nelle quali tornate avevano per principali fautori i grandi e i popolani più traviati ne’ costumi, e tutti coloro che ambivano con le magistrature e coi denari del comune corrompere la giustizia e gli ordinamenti repubblicani, e riparare al disordine dei loro particolari interessi. Tuttavia, benchè il popolo fosse ingannato dai simulatori e minacciato dagli stranieri, non posava sempre, ed era piuttosto trattenuto che avvilito. Nè la potenza dei Medici stava sicura, quando in specie, morto Lorenzo (1519) ed estinta in Leone X (che morì nel 1521) la legittima successione di Cosimo, così detto padre della patria, erano rimasti a rappresentare la famiglia due illegit-

  1. Varchi Lib. I.