Pagina:Saggio di racconti.djvu/113

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cecchin salviati 105

furono subitamente allagate, e i rigagnoli a guisa di torrenti portaron via nelle fogne tutto quanto il turbine aveva buttato giù dalle pareti e dagli archi; laonde, intasati i condotti, la città fu inondata, e l’acqua penetrando nelle cantine, nelle botteghe e nei terreni delle case, danneggiò masserizie, vettovaglie e mercatanzie. Chi aveva gente fuori stava in pensiero di più gravi disgrazie. Anche Michelangiolo, più per caso che per volontà, si trovò in mezzo al trambusto. Figuratevi la paura dei suoi figliuoli! E’ s’erano raccolti nella sua camera, e inginocchiati a un’immagine della Madonna, stavano lì come pecorelle smarrite col viso pallido, a raccomandarsi, a tremare. Tuttavia si studiavano di confortarsi a vicenda; ed ogni momento correvano alle scale per vedere se il padre arrivasse. Intanto si posero anche a preparare il bisognevole, perchè tornato avesse di che mutare le vesti, rasciugare e riscaldar la persona. Finalmente calmatasi la procella, tornò sano e salvo; ed allora tutti festosi gli saltarono al collo, gli si posero attorno per aiutarlo a spogliarsi; ed egli soddisfatto di quelle cure filiali, volle che andassero quetamente a dormire. Ma l’Anna si trattenne un po’ più per rimettere in ordine la biancheria.

LA FIGLIOLA

Michelangiolo godeva a mirar l’Anna che s’affaccendava con tanto amore e con tanta destrezza; e