Pagina:Saggio di racconti.djvu/114

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106 racconto undecimo

scordate le cure del traffico e il diavoleto delle feste, era tutto contento d’esserle padre. Sorrideva di compiacenza a tenerle dietro con l’occhio mentr’ella andava e veniva per la camera; e faceva sul conto suo quelle riflessioni che senza un’occasione straordinaria come quella non avrebbe forse mai fatte. «Bene, esclamò finalmente, bene figliuola mia! Chi t’ha insegnato eh? tutte queste cose, chi te l’ha insegnate? Già lo so io! Sì, lo so io.... Vien qua, dammi un bacio!» L’Anna corse nelle sue braccia, gli pose il capo sul seno, ed egli sentì riaprirsi il cuore a tutta quella tenerezza che da lungo tempo era in lui soverchiata dal dolore d’aver perduto la moglie. Sin da quel punto aveva cercata una distrazione al pensiero di tanta perdita coll’ingolfarsi più che mai negli affari del traffico, quasichè avesse voluto sfuggire l’occasione di godere i piaceri domestici senza la compagnia di chi glieli rendeva più cari. Così pareva divenuto burbero e interessoso; ma l’Anna conoscendogli il cuore sapeva che in fondo era sempre un padre pieno d’affetto. Quindi s’era proposta di spiare il momento favorevole d’intercedere per Francesco; e stimò che il caso glielo avesse subito offerto. Laonde fattasi animo, guardandolo fisso con occhi pieni d’affetto, gli disse: «Babbo, siete dunque contento di me?» — «Figliuola mia, rispose egli con la voce alterata dalla commozione e stringendola al seno, ringrazio la Provvidenza d’avere una figliuola come te; sei la mia gioia, la mia sola consolazione.» — «O Fran-