Pagina:Saggio di racconti.djvu/141

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cecchin salviati 133

verono genuflessi la benedizione paterna, e quando il moribondo ebbe perduta la cognizione, furon trasportati via semivivi.

Prese le necessarie precauzioni per la loro sanità e per quella degli altri, uscirono da quel luogo funesto, maravigliati essi stessi di poter sopravvivere a tanta perdita ed al pericolo al quale s’erano esposti. Allora si ridussero a vivere in una piccola casa verso la porta alla Croce, lasciando la cura del rimanente al capoccia del traffico, secondo il volere che il padre aveva manifestato prima di morire.

L’ASSEDIO

Francesco sebbene oppresso dall’afflizione, riprese gli abbandonati lavori, perchè la sorella gli faceva coraggio; ma poveretta! i conforti coi quali cercava di reggere il fratello mancavano a lei; e in segreto cercava di dare sfogo all’afflizione con lunghi pianti. Il suo volto era divenuto pallido e magro, la vivacità degli sguardi era spenta, e tutta la persona s’atteggiava solo ai languidi movimenti della mestizia. Ahimè! che doloroso cambiamento nel più bel fiore dell’età sua!

Intanto le condizioni di Firenze andavano peggiorando; tutti temevano vicino l’arrivo dell’esercito imperiale, e si preparavano a sostenere un assedio pericoloso. Le discordie tra i capi del governo cagionando confusione aumentavano il pericolo. Quand’ecco nell’Ottobre del 1529 quei medesimi soldati