Pagina:Saggio di racconti.djvu/143

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

cecchin salviati 135

pure ho anch’io un doloroso presentimento!» — «Ma, sorella mia, se tu guardi alle discordie, ai tradimenti, pur troppo v’è da temere! E il povero popolo dovrà forse rimaner sacrificato dalla perfidia di taluni che hanno sempre in cuore i Medici e l’ambizione. Intanto però non conti tu per nulla il braccio dei giovani determinati a difendersi ad ogni costo?» — «E tu avrai coraggio d’esser tra quelli?» — «E dovresti tu domandarlo? Se non fosse il pensiero di te...» Allora la sorella abbracciandolo con vivissimo trasporto: «No! esclamò; io non ne dubitava. Io so che tu hai i sentimenti generosi di nostro padre. Ebbene! io non ti debbo esser d’inciampo; e tu non ti opporrai a un mio desiderio; consentirai che anch’io adempia al dovere della figlia di un popolano. Ma ci converrà separarci; l’amor fraterno dovrà cedere all’amor patrio. Dubiterai tu che io ti ami meno se ricuso la tua assistenza, se per poco mi stacco da te?» Francesco maravigliato non sapendo che si pensare: «Sorella! che disegno è il tuo? esclamò. E perchè non possiamo star sempre insieme?» — «Dio sa se lo vorrei, rispose l’Anna, ma io non posso venir teco a combattere. Il sesso, l’età, la debolezza della persona non lo permettono; almeno finchè le cose non saranno a un punto disperato, io posso esser più utile in altro modo.» — «Ma come?» diceva egli con

    i quali vaticinavano vittorie e felicità per le piazze, per le chiese e persino nel gran salone del palazzo del popolo.