Pagina:Saggio di racconti.djvu/150

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142 racconto undecimo

festa senza il suono e il luccichìo delle armi e il fremito sommesso dei difensori.

Egli animoso e destro sopravanzava la calca, allorchè alla Madonna delle Grazie raggiunse quel buon sacerdote dello storico Varchi, che anch’esso recando in ispalla il suo archibuso ed al fianco la spada si affrettava alle mura. Fece pochi passi con lui, ed insieme arrivarono accanto ad un vecchio, il quale aveva l’archibuso a armacollo, un lampanino nell’una mano, e conduceva coll’altra un fanciullo. Il Varchi maravigliato gli domandò cosa volesse fare di quel fanciullo; e il vecchio con risoluta voce rispose: Voglio ch’egli scampi o muora insieme con esso meco per la libertà della patria! Le parole e l’atto di quel magnanimo vie più infiammarono chi l’udì, chi lo vide, e Francesco quasi avesse avuto l’ali si trovò subito sulle mura tra i giovani più arditi, laddove i nemici in maggior numero tentavano la scalata. Pieni di dispetto per essere stati delusi e scherniti nella temeraria baldanza di una facil vittoria e nell’ingorda smania di un ricco bottino, si avventavano essi furiosamente all’assalto, più a guisa di feroci belve che d’uomini combattendo. Ma il cieco furore non valse; in breve e per tutto, le scale e gli assalitori con esse precipitarono sulla folla dei compagni, e di nuovo tornati all’assalto furon di nuovo respinti dalle braccia, dalle spade e dalle artiglierie che ne facevano strage; sicchè i capitani doverono con vergogna comandare la ritirata, e fuggire il maggior danno tornando agli accampamenti.