Pagina:Saggio di racconti.djvu/151

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cecchin salviati 143

Allora per tutta la città successero alle voci d’allarme le acclamazioni della vittoria, e il popolo torno lietamente alle case; ma Francesco era rimasto ferito con molto pericolo da una palla d’archibuso nel petto, cosicchè quasi semivivo fu condotto nello spedale.

Ivi le infermiere stavano aspettando con ansietà e afflizione grandissime, poichè in tanto concorso tutte avevano da temere pei lor parenti più cari. Quando seppero come presto il nemico era stato respinto dalle mura, si rincorarono; ma insieme a quella novella giunse pure l’annunzio di alcuni rimasti feriti; e la fama che andando innanzi accresce le cose, narrava di un giovinetto presso a morire. L’Anna impallidì; ma poi animando sè stessa e le compagne, andò innanzi al primo che vi fu condotto, e gli si pose attorno per medicarlo; poi ne venne un secondo, poi un terzo, ma tutti non conosciuti da lei. Finalmente vide entrare tre o quattro uomini che recavano un giovine a braccia; si accostò un poco, e gettando un grido fece due passi indietro come fosse per cadere svenuta. Le compagne accortesi di quello che era, volevano allontanarla; ma essa ripigliando tutte le sue forze: «A me, esclamò, tocca a me ad assisterlo;» e intrepidamente fissò lo sguardo in lui. Francesco era pallido, e teneva gli occhi chiusi pel languore cagionatogli in tutto il corpo dalla perdita di molto sangue. Al grido della sorella gli aperse, e si voltò verso lei; ma non potendo sostenere lo splendor delle faci, o non la scorse o ricadde