Pagina:Saggio di racconti.djvu/56

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48 racconto sesto

ma siccome non potè subito guadagnar tanto da ricompensarlo, così quell’uomo poco caritatevole dopo quindici giorni non si prese più cura di lui, ed ebbe la crudeltà di abbandonarlo. E Niccolò, senza lagnarsene e senza perdersi di coraggio, continuava ad affaticarsi tutta la giornata per ottenere un meschino campamento, e la notte si provava a studiare da sè medesimo quelle cose che gli altri giovani andavano ad imparare alle scuole. La geometria fu lo studio al quale si trovò maggiormente inclinato. Gli bastava d’aver visto per pochi momenti un libro o lo scartafaccio di uno scolaro, perchè tornato a casa, facesse più profitto egli da sè in una nottata di studio, che un altro in un mese di lezioni. Talora fu visto mettersi a sciogliere un quesito di geometria mentre si riposava sopra un muricciuolo dal portare un peso da un luogo ad un altro; e dimenticandosi del servigio che far doveva, starsene lì con un cannellino di brace, e ricoprire di figure e di numeri la superficie di un muricciuolo. Così imparò la geometria, le lingue greca e latina, senza essere aiutato da altri, come scrisse egli stesso, fuorchè da un’onorata figlia della povertà, chiamata industria.

Allora cominciarono i Bresciani ad accorgersi che quel povero garzoncello doveva avere un mirabile ingegno, e vi fu chi gli dette modo di studiare e di soccorrere la vecchia madre, che non si sapeva raccapezzare di quel prodigio. In breve colui che non aveva trovato un maestro per imparare a scrivere, fu richiesto premurosamente dai principali cittadini