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l’acciarino perduto 57

RACCONTO VIII.




L’ACCIARINO PERDUTO


Cesare Valenti, di semplice garzone di bottega; a forza di lavoro e d’industria, nella sua vecchiaia era diventato principale di un grosso traffico. Pochi anni sono comprò una villetta con un podere, e venuto l’ottobre, vi si recò a villeggiare con lieta comitiva di parenti e di amici. Quella villa, pensava, dover essere il ricovero dei suoi ultimi anni, il desiderato riposo delle sue fatiche.

Il secondo giorno della prima villeggiatura ebbe bisogno di tornare in città a motivo dei suoi affari; e perchè voleva tenerne proposito nella quiete della campagna, così aveva divisato condur seco al ritorno il procuratore. Ma il procuratore non era ancora sbrigato delle sue faccende, e gli convenne ripartire senza di lui.

In distanza di cinque o sei miglia dalla città aveva da fare un pezzo di strada solitaria e stretta fra due larghi fossi; il sole era tramontato, il cielo coperto da molti nuvoli, e la pioggia pareva in terra; sicchè egli per non aver da contrastare col buio della sera e con l’acqua, frustò più del solito il suo cavallo.