Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/103

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l’assassino di smoky 101


— Dove siamo noi? chiese Burthon in preda ad una viva emozione.

L’ingegnere fece dieci o dodici passi innanzi poi si arrestò gettando un urlo soffocato.

— Il tesoro!... il tesoro!...

Morgan, Burthon e O’Connor, coi volti trasfigurati, gli occhi in fiamme, si precipitarono innanzi.

Tre grida rimbombarono nella spaziosa caverna.

— Il tesoro!... il tesoro!... il tesoro!...

Dinanzi a loro, ammonticchiati alla rinfusa, stavano i tesori degli Inchi! Monti di pezzi d’oro, di anelli d’oro, di catene d’oro, di mazze d’oro, di tondi d’oro, d’idoli d’oro e monti di smeraldi e gruppi di diamanti che scintillavano come tanti soli sotto i riflessi delle lampade. V’erano forse mille milioni, forse parecchi miliardi! C’era da far girar il capo al più flemmatico uomo del globo.

Sir John si era arrestato come affascinato, ma Burthon, Morgan e O’Connor, passato il primo momento di stupore, si erano gettati su quei monti d’oro mandando urla di gioia. Parevano tre pazzi; si avvoltolavano in mezzo a quelle incalcolabili ricchezze, le baciavano, le abbracciavano, si empivano le tasche di verghe d’oro e di manate di smeraldi, ridevano, gridavano, urlavano destando tutti gli echi della gran caverna.

Ad un tratto in fondo ad un’ampia galleria balenò una viva luce seguita da una forte detonazione che fece tremare il suolo e oscillare le enormi colonne. Una parte della vôlta franò con spaventevole fracasso lanciando ovunque pezzi di carbone e pezzi di roccia.

Morgan, Burthon e O’Connor si precipitarono verso l’ingegnere.

Allora in fondo alla caverna si udì uno sghignazzamento, poi sulla cima di un’alta rupe ap-