Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/11

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un lago in fiamme 9


— Se continuano di questo passo fra qualche secolo le sorgenti saranno esaurite.

— Allora non avranno forse più bisogno del petrolio. La luce elettrica molto probabilmente l’avrà sostituito.

S’intrattennero in quel luogo parecchio tempo, chiacchierando e fumando, poi, quando le tenebre ebbero invaso l’immenso cono, si misero in marcia seguendo le dirupate rive dell’isolotto. In dieci minuti giungevano al battello, presso il quale O’Connor e Burthon facevano bollire pentole, pentolini e casseruole.

— Che lusso! esclamò l’ingegnere sorridendo. E che profumi!

— Vi abbiamo preparato un pranzo eccellente, disse il meticcio, che soffiava sul fuoco e rimescolava gli intingoli delle casseruole e delle pentole.

— Si può conoscere il menù?

— Se il cuoco lo permette.

— Certamente, disse l’irlandese che non era meno affaccendato del compagno.

— Comincio: riso con piselli secchi, prosciutto bollito con cavoli in aceto, carne salata con fagiuoli, aringhe affumicate, tonno all’olio, frutta secche e per ultimo un pudding.

— E bottiglie niente? chiese Morgan.

Burthon non rispose. Aveva alzato la testa e guardava il cratere del cono illuminato dagli ultimi raggi del sole morente.

— L’arrosto! L’arrosto! esclamò. Sir John, vi offro un pranzo completo.

Nell’aria s’udiva un gridio acutissimo che s’avvicinava rapidamente. Una vera nube di uccelli scendeva proprio sopra l’isolotto.

— Un fucile! esclamò Morgan.

Burthon slanciò verso il battello. Afferrò la