Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/12

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10 capitolo xiv.


sua carabina, la caricò a pallini, mirò la nube e sparò.

Una dozzina di volatili capitombolarono fra le rocce dell’isolotto, mentre gli altri, spaventati da quella detonazione, si inalzavano rapidamente.

— L’arrosto! Hurrà! Hurrà! urlò O’Connor.

Ad un tratto a cinque o seicento metri dall’isolotto, una fiamma rossastra si alzò sulla superficie del lago allargandosi con incredibile rapidità.

— Corpo d’un cannone! esclamò il meticcio diventando pallido come un cadavere. Cosa succede?

— Il petrolio si è incendiato! gridò sir John. Al battello! Corriamo al battello!

Si precipitarono tutti verso l’Huascar ma era ormai troppo tardi per prendere il largo. La fiamma aveva circondato l’isolotto e continuava ad allargarsi ed alzarsi.

— Siamo perduti! gridò Morgan.

— A terra il battello e salviamo le polveri! gridò sir John.

Otto robuste braccia afferrarono l’Huascar e con una scossa vigorosa lo tirarono in secco.

Ciò fatto l’ingegnere e i suoi compagni si impadronirono della cassetta delle polveri e si munirono degli apparati Rouquayrol1 che in un baleno indossarono.

  1. L’apparato Rouquayrol, è un serbatoio di lamiera di ferro, carico d’aria compressa, e si porta sulle spalle come uno zaino. Un meccanismo speciale, sovrastante all’apparato, permette all’aria, sebben fortemente compressa, di non entrare nei polmoni dell’uomo che alla tensione ordinaria e una piccola valvola esterna formata da due sottili pezzi di gomma, aprendosi lascia passare l’aria respirata. Quest’aria giunge alla bocca dell’uomo col mezzo di un tubo di cauciù che è pure fornito di un piccolo stringinaso.
    Questi apparati si adoperano specialmente negli incendi delle miniere o quando lo scoppio del grisou rende l’aria irrespirabile. (E. S.)