Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/17

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i primi abitatori dell’america 15


scar verso il sud-sud-ovest, sperando di trovare, in quella direzione, una spiaggia che permettesse lo sbarco.

Un silenzio solenne regnava nell’interno del cono, da che l’incendio erasi spento. Appena appena udivasi il gorgoglìo dell’acqua tagliata dall’acuto sperone dell’Huascar e il tuffarsi e rialzarsi dei remi. Non il grido di un uccello; non uno sgocciolamento da quelle altissime rupi; non un ronzìo d’insetto.

Sir John girò lo sguardo intorno. Sul cratere dello spento vulcano scintillavano vivamente le stelle e sull’isolotto ardeva un fuoco illuminando d’una rossa luce le rocce e le acque che lo circondavano. Accanto a quella fiamma, che lanciava in aria qualche scintilla, scorgevasi il bravo marinaio curvo sulle pentole e sui pentolini, tutto affaccendato a preparare il pranzo.

Per tre quarti d’ora il battello si avanzò senza nulla incontrare, poi accadde un debole urto.

Morgan alzò la lampada e si sporse all’infuori.

— La spiaggia? chiese l’ingegnere.

— Un banco, rispose il macchinista. La spiaggia è laggiù.

Il battello girò il banco, passò in mezzo a piccoli scogli che sporgevano dalle acque le loro nere punte e urtò contro una sponda elevata assai, ma non impossibile a scalarsi.

Burthon legò il battello alla punta di uno scoglio e i tre uomini, muniti di lanterne, di picconi e di scuri, sbarcarono sulla sporgenza di una rupe.

— Saliamo, disse sir John.

Aiutandosi colle mani e coi piedi, scalarono l’alta sponda e si diressero verso l’est, esaminando il terreno e guardando attentamente ove ponevano