Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/57

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una eruzione di lave 55


temente da est a ovest scuotendo le gigantesche colonne, e dieci o dodici macigni del peso di parecchie tonnellate si staccarono dalla vôlta cadendo con indescrivibile fracasso.

— Saldo in gambe, Morgan!... disse l’ingegnere.

— Scoppia il vulcano?... By-god!... guardate, signore, guardate!...

Sir John si voltò verso il vulcano. Dall’apertura irrompeva, assieme a dense nubi di fumo e a ondate di scintille, un largo torrente di lava, bello, magnifico, superbo.

— Fuggiamo, disse Morgan.

— Non corriamo alcun pericolo, rispose l’ingegnere. Guarda, Morgan, guarda che spettacolo!

Il torrente, del color del bronzo fuso, scendeva la collina con furia irresistibile calcinando le rocce, ora scomparendo fra le rupi, ora precipitandosi in forma di cascata, ora dritto, ora descrivendo curve capricciose, tutto consumando, tutto divorando sul suo passaggio. A mezza collina però, quello spaventevole torrente che pareva non dovesse più frenarsi, rallentò la corsa perdendo il suo superbo splendore. Cominciava allora a coprirsi di scorie rossastre le quali cercavano di cementarsi e di imprigionarlo. Ai piedi del pendío il torrente si fermò, ma poco dopo, spezzata la crosta che lo avviluppava, continuò la sua corsa verso il fiume, brillante come prima, caldo come prima, spingendo avanti a sè le scorie che rimbalzavano con un suono metallico.

A quattrocento passi dai due esploratori fu nuovamente imprigionato dallo scorie, ma tornò a romperle e riprese il cammino, nuovamente alimentato dalla lava che usciva dal vulcano in straordinaria quantità. Passò a dieci passi dall’ingegnere poi si incanalò nel letto d’un antico