Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/67

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il terremoto 65


Si precipitò, pallido, atterrito, verso i compagni che russavano tranquillamente avvolti nelle loro coperte.

— In piedi!... in piedi!... gridò.

Burthon, Morgan e O’Connor si svegliarono, e liberatisi rapidamente dalle coperte, s’alzarono.

— Cosa c’è, sir John? chiese il macchinista.

La risposta non l’ebbe. Un fracasso orribile si udì sotto e sopra la galleria accompagnato da una formidabile scossa. I quattro uomini furono violentemente atterrati.

Un fenomeno spaventevole, avvenne allora nella tenebrosa galleria. Il suolo si sollevava e ondeggiava da nord-est a sud-ovest aprendosi in larghe fessure e rinchiudendosi con sordo fragore; le pareti traballavano e s’inchinavano, le vôlte cedevano, le rocce si urtavano le une colle altre, le acque del fiume s’alzavano e s’abbassavano con cupi muggiti inondando ora questa e ora quella riva e da tutte le parti piovevano sabbie, sassi, macigni, frammenti di rupi.

Per quaranta secondi la galleria fu orribilmente scossa, poi una roccia colossale, larga non meno di venti metri e lunga quaranta, piombò con immenso fracasso sui tre colossali pilastri che circondavano l’accampamento.

— Aiuto!... aiuto!... si udì urlare O’Connor.

— Si salvi chi può!... si udì gridare Morgan.

Poi più nulla. Un’ultima scossa, più forte di tutte le altre, seguita da un orrendo scoppio, fece oscillare la galleria intera. La vôlta, già mezza rovinata s’apri, si rinchiuse, poi si sfasciò trascinando nella sua caduta migliaia e migliaia di enormi macigni che s’accumularono confusamente sull’accampamento degli audaci cercatori dei tesori degli Inchi!

5 Duemila leghe ecc. Vol. II.