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66 capitolo xxi.


CAPITOLO XXI.

Sepolti vivi.

Le pressioni veramente enormi che esercitano sui continenti le acque degli oceani, la qualità, in alcuni luoghi, poco resistente dei terreni e le mille e mille fessure che spesso s’aprono in seguito a scosse interne più o meno forti, permettono ad una quantità non indifferente di liquido di penetrare attraverso gli strati del nostro globo.

Si formano quindi ruscelli e talvolta fiumi impetuosi, i quali continuamente alimentati s’aprono a viva forza una via attraverso i terreni molli, continuando a scendere, a scendere, ora dividendosi e suddividendosi, ora riunendosi in larghi corsi o in laghi talvolta immensi.

Questo moto continuo, questo incessante sfregamento attraverso le rocce, alcune delle quali facilmente si disciolgono e attraverso masse metalliche non ancora ossidate e la compressione degli strati sovrapposti, sviluppano un calore che talvolta diventa veramente intenso. Cosa succede allora? Che l’acqua diventa vapore, il quale, rinforzato da altri gaz ottenuti dalla decomposizione delle diverse specie di terreni, tendono a sprigionarsi. Un giorno questi vapori non trovano più posto nelle caverne sotterranee e rovesciano con furia incredibile le pareti causando terribili scosse conosciute col nome di terremoti.