Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/74

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72 capitolo xxi.


sati, madidi di sudore, allestirono rapidamente un abbondante pasto, poi ripresero il duro lavoro aiutati anche da sir John.

Alle tre del pomeriggio, dopo un vigoroso colpo di piccone di Burthon, si udì un fischio acuto.

— Questo fischio indica la presenza dell’acqua, disse l’ingegnere. Picchia forte, Burthon.

Il meticcio alzò il piccone e percosse la roccia con forza irresistibile. Un foro largo quanto la testa d’un uomo tosto si aprì e un getto d’acqua ne uscì riversandosi nel crepaccio occupato dal battello.

— Buono! esclamò Morgan allontanando, con una scossa, l’Huascar.

Con tre o quattro altri colpi di piccone ingrandirono il foro. Al getto successe un torrente impetuoso il quale in meno di quindici minuti inalzò la superficie dell’acqua di trentacinque centimetri.

Quando l’equilibrio fu stabilito fra l’acqua interna e quella esterna, O’Connor e Burthon si spogliarono ed entrarono in quel cavo per ampliarlo e lavorarono sì bene che alle 4 si poteva far passare il battello.

— Vedi nulla? chiese l’ingegnere a Burthon che guardava dall’altra parte del foro.

— Vedo dell’acqua che corre con grande rapidità e che mugge furiosamente, rispose il meticcio.

— A bordo, amici, e tu Morgan prepara un ancorotto.

— È fatto, rispose il macchinista.

— Appena ti darò il comando lo getterai. Spingiamo il battello, compagni.

Afferrarono alcune manovelle e spinsero l’Huascar nell’apertura. La sua chiglia due volte strisciò sulla roccia del fondo, ma passò ed entrò nella