Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/87

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un battello abbandonato 85


— Se hanno un battello pari al nostro a quest’ora saranno presso il Perù.

Alle 10 l’Huascar, che divorava la via senza perdere un centimetro della sua velocità, entrava in un vasto lago che il documento segnava. La vôlta era altissima, tanto alta che la luce delle lampade non giungeva a rischiararla ed era sostenuta da colonne così grosse che dieci uomini non sarebbero stati capaci di abbracciare.

Numerosi torrenti l’alimentavano e scendevano con tanta furia da sollevare delle vere onde. O’Connor, che non dimenticava la provvista dei viveri, gettò parecchie volte degli ami e riuscì a pescare tre o quattro anguille molto grosse, ma come gli altri pesci prive affatto degli occhi.

A mezzodì l’Huascar entrava in un nuovo fiume, anche questo segnato sul documento, che scendeva dal sud. Era molto meno largo dell’altro ma assai più profondo. Lo scandaglio diede sessantadue piedi.

Il 22, il 23, il 24 e il 25 il battello continuò avanzare. Il 26, nelle prime ore del mattino, il fiume improvvisamente si restrinse e la sua corrente divenne più rapida. Gettato lo scandaglio si constatò con inquietudine che c’erano solamente sette piedi d’acqua.

L’ingegnere osservò il documento e s’avvide che quel corso d’acqua stava per terminare. Quella scoperta lo sgomentò.

— Cosa si troverà dopo questo fiume? si chiese egli. Bisognerà abbandonare il battello?

L’indomani il fiume tornò a restringersi fra due sponde piuttosto basse ma irte di giganteschi massi di granito. Non aveva più di quattro metri di larghezza e l’acqua era così bassa da temere che da un istante all’altro la chiglia del-