Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/9

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un lago in fiamme 7


— Ditemi, signore, che monte può essere questo? chiese Morgan.

— È impossibile saperlo, ma, secondo i miei calcoli, dobbiamo trovarci sotto la sierra Madre. Andiamo a fare il giro dell’isolotto.

Sir John e Morgan lasciarono il meticcio e l’irlandese a contemplare quel raggio di sole che tendeva a scomparire e s’arrampicarono sulla gobba dell’isolotto. Nulla trovarono di notevole. Le roccie eran dure e nere in certi luoghi, grigiastre in altri e piuttosto tenere, solcate da antichi torrenti di lave. Sui fianchi dell’altura aprivansi alcune grotte ma erano così basse e così ingombre di macigni e di lave, da non poter essere visitate. Morgan, che guardava attentamente ogni sasso e ogni crepaccio, scopri alcune pianticelle di lichene, molto nere e molto dure e dei funghi giganteschi che caddero a brani appena gli ebbe toccati.

Ridiscesero l’altura dalla parte opposta e raggiunsero in pochi istanti la riva contro la quale veniva a mormorare dolcemente la corrente del lago. Sir John fu subito colpito da quello strano odore che poco prima, quando il battello navigava, aveva notato.

— Non senti alcun odore, Morgan? chiese.

— Sì, sento un odore.... Goddam! Si direbbe di petrolio.

Sir John si curvò su quell’acqua, ne raccolse alcune goccie nella mano e l’assaggiò.

— Queste acque contengono un’abbondante quantità di petrolio, disse, sputando.

— Ma da dove viene questo petrolio? chiese il macchinista.

— Da qualche sorgente che scaricasi nel lago.

— Ma per impregnare una massa d’acqua così