Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/37

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Il negro gli lanciò uno sguardo ripieno d’odio e continuò a camminare.

– Ohe! Negretto mio, credi che le tue occhiate mi spaventino? – disse il secondo ridendo.

Il negro anche questa volta tacque; si morse però le labbra e fece gemere i legami.

Il secondo gli si avvicinò vieppiù e fece fischiare lo scudiscio. Il gigante fulminò collo sguardo il bianco, poi facendo un passo indietro spezzò i legami, dicendo con voce minacciosa:

– Bianco, non irritarmi!

Sei o sette marinai si slanciarono contro di lui coi fucili spianati. Bonga non si mosse, e si lasciò tranquillamente rilegare.

Il secondo fece un gesto di meraviglia e di minaccia, borbottò alcune parole, poi si affrettò ad allontanarsi, temendo che quell’ercole, spinto all’estremo, gli si lanciasse improvvisamente addosso e lo strangolasse anche in mezzo ai suoi compagni.

La marcia continuò l’intera giornata in mezzo a selve più fitte, però alla sera furono segnalati i fari di posizione della nave e poco dopo il villaggio di Pembo, il quale, rischiarato dalla luna, sembrava un ammasso di coni e di cupole. Mezz’ora dopo la carovana vi entrava e gli schiavi venivano rinchiusi nel baracon. Otto marinai armati di fucili furono incaricati di vegliare intorno alla grande capanna, temendo che Pembo facesse sparire non pochi negri.

Al mattino il capitano Solilach scese a terra, e trovato il secondo, gli domandò notizie sull’esito della caccia.

Mentre stavano chiacchierando, furono raggiunti da Pembo. Il monarca, già semiubriaco, reclamava vivamente le sue botti di acquavite, le merci e il sale.

Il capitano credette opportuno di non insistere e gli fece consegnare ogni cosa, mentre i marinai cominciavano il carico di carne umana.

Quattro imbarcazioni furono messe nell’acqua, otto marinai armati presero posto in ognuna d’esse e si avvicinarono alla riva, dove altri venti armati sino ai denti, si tenevano pronti a consegnare i negri.

Il capitano con cinque de’ suoi uomini entrò nella gran capanna, fece venire dieci schiavi e li fece imbarcare nella prima lancia.

I negri, cupi, quasi vergognosi, presero posto nella imbarcazione, e giunti sul barck furono cacciati nel frapponte da cui non dovevano più uscire durante la lunga traversata.

Le altre imbarcazioni seguirono la prima, sbarcando altri negri i quali andarono a raggiungere i loro disgraziati compagni.

Allorché il capitano vide il re negro, non poté trattenere un grido di stupore, dinanzi a quello splendido campione della razza africana. Gli si avvicinò e gli chiese con accento alquanto raddolcito:

– Chi sei?