Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/48

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– Fucilieri, alla murata di babordo – gridò poi il comandante.

I marinai armati di fucili, di pistole e di scuri, si precipitarono ai loro posti.

I dieci uomini che ancor rimanevano, furono distribuiti ai bracci delle vele, pronti a manovrare durante il combattimento ed a raggiustare i cavi danneggiati dalle palle e dalla mitraglia del nemico.

Disposti tutti gli uomini a posto, il capitano Solilach fece portare sul ponte dei barilotti di polvere, e delle piramidi di palle e di granate pronte a esser lanciate a mano.

Terminati i preparativi di difesa, il capitano e il secondo indossarono due corazze di pelle di bufalo, d’uno spessore tale da ripararli, se non dalle palle dei fucili, almeno da quelle delle pistole.

Sul capo invece si misero elmetti d’acciaio, di quelli usati dai lanzichenecchi e alla cintola si appesero una larga sciabola d’arrembaggio.

Compiuto l’armamento, Solilach salì sul ponte di comando, col portavoce in una mano, e il secondo accanto. L’ufficiale fu messo a fianco del pilota onde sorvegliasse quel posto così importante e per curare che nell’abbordaggio non avvenisse alcun urto. Anzi per evitare maggiormente dei possibili danni, il capitano fece mettere lungo i fianchi del barck dei parabordi grossissimi, i quali dovevano ammortire il colpo nel momento dell’attacco.

Il Cape-Town intanto si avanzava rapidamente; a poco a poco guadagnava via sulla Garonna, quantunque questa fosse una delle migliori veliere dell’Atlantico.

Il capitano Solilach ormai non si preoccupava molto di quell’attacco.

Egli conosceva troppo bene la sua nave, ed aveva fiducia nei suoi marinai, gente abituata a combattere quanto a navigare. È vero che il Cape-Town aveva cento uomini d’equipaggio ma cos’erano quaranta combattenti di più per dei negrieri decisi a tutto? I cannoni della Garonna avrebbero d’altronde ristabilito l’equilibrio. Però Solilach decise, nelle tre miglia che ancor lo separavano dall’incrociatore, di cercare tutti i mezzi per schivare un combattimento.

Con un colpo di fischietto chiamò l’attenzione dei dieci marinai destinati alla manovra e gridò:

– Spiegate i coltellacci e scopamari.

Alcuni minuti dopo le vele supplementari si gonfiavano al vento. Tosto la Garonna prese un’andatura più rapida e parve che guadagnasse un po’ sull’incrociatore.

Poco dopo si udì il secondo a prorompere in una imprecazione.

– Cosa avete? – domandò il capitano volgendosi verso di lui.