Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/157

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– Un lume! Un barlume di luce – gridò padron Vincenzo con voce rotta.

– Aspettate, padrone! – disse Roberto. – Ho ancora dei zolfanelli... vediamo!

Poco dopo una fiammella rompeva l'oscurità. Il giovane pescatore s'avvide di essere già giunto alla sponda e senza attendere che i compagni, guidati da quella fioca luce lo raggiungessero, si slanciò all'impazzata attraverso le rocce carbonifere.

– Dove vai? Fermati! – gridò padron Vincenzo.

Roberto non rispose. Correva sempre, con fantastica rapidità, tenendo il cerino riparato con ambe le mani onde la corrente d'aria non lo spegnesse.

Per alcuni istanti fu veduto librarsi confusamente sulla cima d'una rupe, poi sparire, quindi riapparire più lontano.

– Fermati! – urlava padron Vincenzo. – Aspettaci!

Era fiato sprecato. Il giovanotto correva sempre come se fosse impazzito.

Ad un tratto la fiammella si spense e l'oscurità ripiombò sul posto che egli occupava, ma pochi istanti dopo un urlo di gioia giungeva agli orecchi di Michele e del lupo di mare.

– Le casse! – aveva gridato il giovanotto.

Infatti nella sua pazza corsa aveva urtato contro il carico della scialuppa che era rimasto sulla spiaggia ed era caduto bocconi sopra una cassa, battendo violentemente il mento. Non era però il momento di badare al dolore.

Accese rapidamente un altro zolfanello, rimosse rapidamente casse e barili e trovate le sue torce che erano state spente prima di mettersi in cerca dello slavo, le riaccese.

Michele e padron Vincenzo guidati dalla fiammella del primo zolfanello, avevano già preso terra. Entrambi si slanciarono verso il giovanotto strappandogli quasi di mano le sue torce.

– Bisogna cercarlo! – gridò il lupo di mare, il quale non era più capace di frenare le lagrime. – In acqua tu, Michele, mentre io esploro la spiaggia.

– Ed io cosa devo fare? – chiese Roberto.

– Accendi un'altra torcia e va' a perlustrare l'uscita della caverna.

Un istante dopo tutti tre erano in cerca del dottore. Michele nuotava verso la cateratta, tenendo nella sinistra la torcia, Roberto verso il tunnel e padron Vincenzo percorreva la sponda.

Di tratto in tratto si domandavano.

– Nulla?

– Niente – rispondevano poco dopo.

Cercavano da un quarto d'ora, andando or qua ed or là, a casaccio, non sapendo più dove dirigersi, quando a padron Vincenzo parve di scorgere una massa oscura adagiata fra due scoglietti.

– Gran Dio! – esclamò. – Che sia il cadavere del dottore o di Simone?