Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/187

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– Michele!

Una voce distinta che pareva provenisse dietro quell'ammasso di rottami precipitati dalla vôlta, rispose subito:

– Dottore! Vincenzo!

– È Roberto – disse il lupo di mare.

– Sì, è lui – confermò il signor Bandi.

– Dove siete? – gridò padron Vincenzo.

– Non lo sappiamo! La corrente ci ha spinti in una galleria od in un laghetto sotterraneo e non siamo più capaci di trovare l'uscita.

– È avvenuto un franamento dietro di voi? – chiese il dottore.

– Sì, signor Bandi.

– Siete ancora sulla zattera?

– Sempre.

– E Michele?

– Sono qui con Roberto, signore – rispose il marinaio.

– Non avete nemmeno uno zolfanello?

– Nessuno signore e perciò non sappiamo dove dirigerci.

– Avanzate verso la nostra voce. Lo potete?

– Ci proviamo signore.

– Vi aspettiamo.

– Continuate a parlare.

– Farò di meglio – disse padron Vincenzo. – Vi canterò!...

Il lupo di mare intonò una vecchia canzone marinaresca, facendo rintronare le vôlte del canale e la continuò finché udì Michele a gridare:

– Basta, padrone, vi siamo vicini e non possiamo più avanzare.

– La frana ci divide – disse il dottore. – L'onda e la corrente deve averli spinti in una caverna laterale, quella che avevo già osservato sulla carta del capitano Gottardi.

– Come faremo a liberarli? – chiese padron Vincenzo.

– Michele – chiese il dottore. – Vedete nessun raggio di luce filtrare attraverso l'ostacolo che ci separa?

– Nessuno, signore – rispose il marinaio.

– La cosa è grave – disse il signor Bandi. – Ci eravamo rallegrati troppo presto.

– Che abbia uno spessore enorme questa frana? – chiese padron Vincenzo.

– Lo temo, mio povero amico.

– E non aver nemmeno una buona carica di polvere!

– Anche avendola non oserei adoperarla – disse il dottore. – La vôlta già sconnessa dal terremoto, potrebbe precipitarci addosso e seppellirci tutti.

– Eppure non possiamo rimanere qui inoperosi.

– No, Vincenzo, noi demoliremo a poco a poco questo enorme ammasso, ma è necessario che i compagni ci aiutino.

– Quanto impiegheremo?

– Forse un giorno, forse due...

– E non abbiamo più viveri, signore e nemmeno i nostri compagni ne possiedono.