Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/29

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il treno volante 23


— È inutile, abbiamo le nostre rivoltelle — rispose il greco.

Ripassarono per il corridoio ed entrarono nella bottega dell’arabo. L’indiana vedendoli fece a loro un segno.

— Cosa vuoi? — chiese il greco.

— Spie vegliano nella strada — rispose l’indiana.

— Le hai vedute?

— Sì.

— Quante sono?

— Due negri e due arabi.

— E come sai che sono spie?

— Sono entrati a domandarmi informazioni su di voi.

— E tu cos’hai risposto?

— Che vi siete recati dal padrone a offrirgli delle merci provenienti dall’Europa.

— Ci guarderemo da quei bricconi — disse il greco.

Cacciò una mano in tasca e strinse il calcio della rivoltella.

Il tedesco aveva fatto altrettanto.

La via era popolata di negri e di arabi, quindi non era facile vedere le quattro spie che dovevano essersi confuse tra la folla.

Le vie di Zanzibar sono sempre ingombre di gente, per la maggior parte oziosa. È un incessante via vai di persone di tutte le tinte, di tutte le razze e d’ogni condizione; è tutta una gamma di colori che vi sfila dinanzi agli occhi.

Passano negri vestiti con lunghi camicioni bianchi e berretti rossi; passano arabi dalle grandi cappe turchine, nere o rosse, adorne di bellissimi ricami d’oro con grandi turbanti a vive tinte; indiani dalle vesti di seta verde o bianca e con berretti ricamati in oro; baniani coperti di mussolina di colore strano, dall’acconciatura bizzarra e col copricapo, che ha contemporaneamente de turbante, del berretto e del cappello, guarnito d’un cornetto rosso rappresentante un corno di vacca, l’animale sacro degli Indiani.

Il greco ed il tedesco s’aprirono il passo tra la folla, squadrando negli occhi le persone che si trovavano a loro vicine, e giunsero senza incidenti all’estremità della penisoletta dove li aspettava il barcaiuolo.