Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/47

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il treno volante 45


— Vedo i lumi — aggiunse il tedesco. — Prepara la scala di corda che si trova arrotolata dinanzi alla piattaforma.

— Se gettassimo invece un’àncora?

— È inutile, potendo io frenare il mio aerotreno. Presto; siamo già quasi sopra la terrazza.

Arrestò le due eliche, lasciando che il treno si avanzasse per solo impulso, poi gridò:

— Getta, Matteo!

La scala di corda cadde precisamente sulla terrazza illuminata mentre il Germania si arrestava.

— Siete voi, amici? — gridò una voce commossa e tremante.

— Salite, El-Kabir! — gridò Matteo.

— Vi è pericolo?

— Nessuno.

— Non fuggirà, il pallone?

— Rimarrà fermo. Hai condotto i due negri?

— Sono con me.

— Salite, abbiamo fretta.

— Vengo — rispose l’arabo aggrappandosi alla scala.


IV

La costa africana

Cinque minuti dopo El-Kabir giungeva sulla piattaforma aiutato da Heggia e da un altro negro di forme pure atletiche. L’arabo, che aveva sempre diffidato delle invenzioni diaboliche degli Europei, sebbene avesse sempre finito con l’ammirarle, nel trovarsi sospeso fra cielo e terra, con la massa gigantesca dell’aerostato sospesa sul capo, aveva provato una tale commozione da sentirsi mancare le gambe.

Tutto il coraggio — e del coraggio ne aveva molto — lo aveva abbandonato ed era diventato grigiastro, che è quanto dire pallidissimo.