Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/316

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perduta e che non era il momento di occuparsi del disgraziato Alvaro.

Rospo Enfiato aveva già varcata la porta e correva come un cervo attraverso la tenebrosa prateria, dirigendosi verso la foresta, la cui massa imponente giganteggiava cinquecento passi più innanzi.

Con uno sforzo disperato lo raggiunse, mentre i tupy si disperdevano per la pianura ululando ferocemente.

– Verso il fiume – disse Diaz. – È necessario raggiungere la barca, se non ce l'hanno portata via.

– Sì, al fiume – rispose il Rospo. – La nostra salvezza sta nella savana sommersa.

Avevano raggiunta la immensa foresta.

Il tupinambi si orizzontò rapidamente, poi riprese la fuga seguìto da Diaz il quale ormai già abituato alle lunghe corse degl'indiani, aveva acquistata un'agilità straordinaria.

I tupy continuavano ad inseguirli con accanimento, ma costretti a cercare le tracce, dovevano di frequente arrestarsi, e come si può ben immaginare, i due fuggiaschi ne approfittavano per guadagnare sempre via.

Rospo Enfiato teneva una via quasi diritta, essendo quella parte della macchia formata da sole palme della cera, alberi che non crescono l'uno a fianco dell'altro e che essendo altissimi spingono molto in alto le liane e tutte le piante parassite che ingombrano le boscaglie brasiliane. Ogni mezz'ora concedeva al compagno un breve riposo, poi ripartiva spronato dalle grida dei tupy che non cessavano di echeggiare in lontananza.

Verso le tre del mattino, entrambi esausti, giungevano sulle rive del fiume.

Rospo Enfiato diede uno sguardo alla riva e scorgendo verso levante il promontorio su cui si ergeva il villaggio che già avevano notato, ridiscese verso ponente.

Percorsi sette od ottocento passi, si arrestò presso un albero che bagnava nel fiume le sue radici, esclamando con accento giulivo:

– La canoa! Il gran pyaie bianco mi aiuti.

La liana che tratteneva la scialuppa non era stata scoperta dai selvaggi del villaggio.

Unendo i loro sforzi, l'indiano e Diaz trassero a galla la canoa scostando le enormi foglie delle vittorie che la coprivano,